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mercoledì 20 luglio 2011

ritorno alla val di rabbi



Il sito individuato come luogo ospitante la seconda uscita annuale del furgone in assetto da camper duro è stato niente meno che il bel campeggio Al Plan di Rabbi!

In lingua locale Al Plan vuol dire “cozze all’acqua pazza”. Sono ancora ignote le origini di tale significato ed in effetti gli studiosi faticano non poco a dimostrare come in un ambiente tipicamente montano l’espressione riporti un chiaro richiamo marino. Fino a metà degli anni 50 si ipotizzava che un manipolo di invasori siculi, diretti verso il nord Europa decisi a vendicare l’antica invasione vichinga, si perse nella Piana Rotaliana causa l’eccessivo consumo di Marzemino d’Isera, e confluì in val di Rabbi. La frustrazione causata dal fallimento e l’incontro con la popolazione locale rese stanziali i manigoldi che diffusero seme e linguaggio.

Seguirono altre indagini e conseguenti conclusioni. Solo di recente un manoscritto ha fatto emergere la verità: l’allora proprietario dell’appezzamento dove sorge il campeggio, per burlarsi dei concittadini, si dichiarò reduce della epica battaglia tra le Repubbliche Marinare di Venezia e Genova. Nel corso della stessa, raccontava, un nemico lo colpì energicamente al plesso solare così da rendergli possibile solo esprimersi in lingue costiere.


In ogni caso siamo arrivati in valle il sabato mattina ed abbiamo affrontato la agghiacciante salita sterrata che porta alle cascate dell’ostrega (in lingua locale 'di Saent'). Dopo i primi 3.000 metri di dislivello il sentiero diventa scivoloso causa… cascata!, stretto, ripido e privo di fragoline. Il risultato è che Heidi Nosiola ha fatto l’ultimo tratto fino alla cima di corsa ed io ho tenuto, scendendo, in sospensione con la mano destra un Camilo Cienfuegos impaurito dal precipizio. Nel contempo Zorro, appeso al mio braccio sinistro, colpiva con fare spigliato chi incontrava sul sentiero, armato di arbusto acuminato.
Dopo il pic-nic con panini senza coltello e albicocche geneticamente modificate, sosta alla malga sottostante con relativo gelato e birretta, camminata in discesa con raccolta finferli, pausa al parco giochi, cacca di Camilo in un bagno qualsiasi, siamo arrivati in campeggio. Lì abbiamo immediatamente dato il meglio di noi stessi creando l’accampamento con il solito rituale del cazziatone rivolto ai bambini disubbidienti. Dopo la doccia calda ristoratrice abbiamo senza indugio continuato ad urlare fino a dopo cena.


La passeggiata post pasto verso i prati ha anticipato il sacrale litigio per mettere a letto i pupi.


Da ricordare l’assenza dell’acqua calda, a parte la doccia. Testimone di questo gli svariati arti anteriori incollati dal freddo ai rubinetti esterni. Alcuni anzianotti sono costretti a chiamare il fabbro del paese per rimuovere la dentiera saldamente incollata all’algido lavandino in inox dove, incautamente, l’avevano poggiata.
La luce mattutina ci ha accarezzato unanimi al fresco della montagna. Proprio ciò che cercavamo, dopo settimane di caldo torrido in città.
A questo punto la macchina organizzativa si mette in moto: iniziamo la spavalda camminata che separa il campeggio dalla malga (Fratte) dove abbiamo prenotato il pranzo. Affrontiamo tracotanti la salita radendo al suolo le piantine di dolci fragole selvatiche. Arriviamo in quota alla malga la cui peculiarità maggiore è cucinare solo polenta. Questa volta siamo stati fortunati dal momento che hanno servito anche lo spezzatino. Entrambi i pupi hanno sbafato il grasso piatto alla velocità della luce, noi di seguito, essendo tutto molto buono.



La cucina è molto semplice, non ci sono dolci, ma alla fine siamo riusciti ad ottenere un succulento piatto con salsiccia locale arrostita. Il cameriere, probabilmente figlio dei proprietari della malga, è ampiamente minorenne ed è pettinato come tutti gli altri componenti la famiglia: capelli lunghi dietro a foderare il collo e corti sopra, forse tagliati con l’attrezzatura proveniente dalla stalla. A contorno del cibo anche una bottiglia di vino rosso sicuramente genuino. Lo desumo dal fatto che per far tornare il colore originale alle labbra ho dovuto ricorrere alla liposuzione!
Risultato del fine settimana è che i bambini non volevano tornare più a casa…in effetti sarebbe stato piacevole proseguire la vacanzina al fresco della valle di Rabbi.
Colesterolo permettendo.

martedì 12 aprile 2011

gitarella al Ponte di Veja

Provati dal sabato passato alla festicciola di un compagno di scuola di Camilo Cienfuegos, tale Spalto Borgoglio, decidiamo di organizzare minuziosamente una gita bella la domenica. Stampati i menù di tutte le trattorie dei monti Lessini ci dirigiamo caparbi verso l’altopiano famoso per avere dato i natali a Manina Castragnomi, inventrice della racchetta da tennis senza rete. L’itinerario scelto è la temibile Sega di Ala, chiamata così non tanto per richiamare la diffusa pratica sessuale maschile quanto per la strada tortuosissima. Il risultato è che il povero Camilo ha vomitato tutti i liquidi assunti nella settimana precedente. Poco dopo giungiamo, circondati da un alone olezzoso di vomito preadolescenziale, alla tanto agognata meta: il bizzarro Ponte di Veja, dove cominciamo il tipico rito di iniziazione del posteggio che consiste nello scaricare importanti volumi di oggettistica per bambini. In tutto questo periodo Zorro ha manifestato la propria intolleranza all'obbedienza tirando automobiline metalliche sulla nuca del guidatore, oltre ad urlare ad intervalli irregolari un disappunto qualsiasi. Il luogo visitato, un'arcata in roccia di 40 metri probabile evoluzione di una grotta, riveste buona importanza dal punto di vista storico con manifestazioni cippogeologiche delle epoche in cui la zona era frequentata da estrattori di selce, orsi delle caverne e fauna di varie dimensioni.
Consumiamo il pasto nel ristorante adiacente la grotta dell’orso dove Zorro e Camilo si esprimono al meglio mangiando anche le posate ed i tovaglioli di stoffa. Gli altri tavoli sono così composti:

- famiglia con nuora spaccatesticoli che elenca a tutta la provincia di Verona le auto acquistate dal 1975 ai giorni nostri. La prostituta ricorda perfettamente i prezzi pagati, le targhe, i colori, la partita IVA del venditore ed il costo del carburante nel momento del primo pieno per ogni modello posseduto.

- famigliona concepita interamente nell’olio derivato da frittura intensiva di patatine. Otto individui in stato di avanzata decomposizione fisica e mentale abbondantemente privi di freni inibitori nei confronti del cibo. Il più raffinato, con incastonata tra la ciccia una canottiera priva di vita, consuma a fauci spalancate e mani dietro la nuca al fine di dimostrare al popolo il trait d’union tra il difetto di denti e l’eccesso di peli ascellari.

Però è stata una bella gita!
Prima di abbandonare i bei monti Lessini, doverosa e prolungata sosta in enorme parco giochi dove i piccoli si sono sfogati su qualsiasi tipo di giostra in compagnia di un sacco di bimbi urlanti. Alcuni di essi veronesi.

Rientro con autostrada.